Interdisciplinarietà e Umanità: i valori guida della Neuroetica per un futuro sostenibile

Il FOCUS n. 35 di Sanità&Benessere uscito recentemente su Il Venerdì di Repubblica e prossimamente sul Corriere della Sera parta di Neuroetica.

“Il 2022 è l’anno dei 20 anni dalla definizione considerata “canonica” della Neuroetica. Il 13 e 14 maggio di vent’anni fa – era il 2002 – a San Francisco in California si svolse il primo congresso mondiale di esperti in materia intitolato: Neuroethics: mapping the field. Aprendo i lavori, il politologo del New York Times William Safire (1929-2009) suggerì quella che divenne una delle definizioni più citate di Neuroetica e che gli valse, per molti anni, una presunta “paternità” del termine prima che venisse reso noto l’articolo Neuroethics of “walking” in the newborn di Anneliese Alma Pontius. Safire così descrisse la Neuroetica: quella parte della bioetica che si interessa di stabilire ciò che è lecito, cioè, ciò che si può fare, rispetto alla terapia e al miglioramento delle funzioni cerebrali, così come si interessa di valutare le diverse forme di interventi e manipolazioni, spesso preoccupanti, compiute sul cervello umano. Il cervello umano, o meglio, il sistema nervoso di cui esso è parte, non è un sistema tra i sistemi; le neuroscienze cioè non possono venir comparate con le altre scienze biologiche per una semplice ragione: il loro oggetto di studio ha una relazione stretta e interdipendente con le dimensioni più propriamente umane dell’umano, dall’autocoscienza alla creatività, dalla responsabilità all’amore…” continua a leggere…