Sull’Osservatore Romano dello scorso 27 gennaio 2022 un approfondimento sullo statuto della cosiddetta “intelligenza artificiale”.

Sophia è forse la piattaforma di intelligenza artificiale più nota al mondo. Il suo avanzato sistema di machine learning “incorporizzato” e supportato da un robot umanoide dalle apparenti fattezze dell’attrice Audrey Hepburn è in grado di interagire cognitivamente e persino emozionalmente con noi. Prove numerose sono state, lungo gli anni, le interviste televisive, ma persino le conferenze presso le Nazioni Unite e il parlamento dell’Arabia Saudita che “le” ha persino conferito la cittadinanza onoraria.

In una risoluzione del 2017, il Parlamento europeo ha esortato la Commissione europea a proporre quella che ha definito “personalità elettronica” da attribuire a sofisticati robot autonomi, come Sophia. La Commissione europea, con il suo specifico approccio all’intelligenza artificiale, non ha ceduto a queste richieste mosse dal Parlamento europeo, recependo, invece, molti dei suggerimenti di una lettera aperta, dell’aprile 2018, di oltre centocinquanta esperti in materia.

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