L’ipnosi e la psicoterapia ericksoniana, dalla clinica alle neuroscienze

di Giulia Bovassi (report del seminario del GdN del 26 maggio 2017)
Abstract. Venerdì
26 maggio 2017 il Gruppo di ricerca in Neurobioetica (GdN) ha aperto al
pubblico il seminario interdisciplinare sul tema dell’ipnosi nel modello
teorizzato da Milton H. Erickson, padre dell’ipnoterapia moderna. L’incontro
condotto dal professore Massimo Cotroneo, esperto psicoterapeuta, ha proposto
una panoramica sulla tecnica a partire dalla visione comune fino
all’applicazione terapeutica, recente oggetto di studio delle neuroscienze.
Interessante
l’approfondimento proposto dal Gruppo di ricerca in Neurobioetica (GdN), presso
l’
Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, in collaborazione con la Cattedra UNESCO di Bioetica e Diritti Umani e l’Istituto Scienza e Fede, dal titolo «L’ipnosi
e la psicoterapia ericksoniana, dalla clinica alle neuroscienze»
, centrato
sul tema dell’ipnosi in una breve panoramica storica dalla pratica (tra mistero
magico-esoterico a luoghi comuni) alla clinica, nel recente accreditamento
accademico-scientifico. 

A sostenere il seminario il Dr. Massimo Cotroneo,
presidente dell’AIDoPS, professore presso l’Università Europea di Roma (UER),
psicologo clinico e psicoterapeuta specializzato in Ipnosi Clinica e Psicoterapia
Ericksoniana, il quale ha conseguito il dottorato sulle neuroscienze
nell’ambito della plasticità neuronale. A moderare l’incontro il professore P.
Alberto Carrara, coordinatore del GdN e fellow della Cattedra UNESCO.

locandina dell’evento
L’ipnosi,
dal greco hýpnos “sonno”, è un termine nato in riferimento ad un particolare
stato di coscienza, assimilato alla condizione intermedia fra sonno e veglia.
Ciò a cui assistiamo oggi è una rivalutazione dell’ipnosi grazie all’approdo
nelle ricerche neuroscientifiche del fenomeno terapeutico legato alla pratica
ipnotica, quindi all’applicazione clinica della tecnica. Dal punto di vista
scientifico solo nel ‘900 le neuroscienze hanno avviato un chiarimento sui
processi neurofisiologici di questo strumento, sfatando l’usuale mistero, dal
carattere magico-rituale sciamanico e tribale, legato all’asservimento
dell’ipnosi come tentativo di guarigione da mali complessi, ottenibile mediante
stati di coscienza alterata focalizzata sulla sofferenza e l’autosuggestione. È
un processo graduale, quello che ha condotto da posizioni, ancora oggi diffuse,
segreganti la pratica unicamente “all’occulto” del suo funzionamento
all’indagine scientifica (avvenuta grazie all’ausilio di moderni mezzi
diagnostici, come ad esempio EEG e fRMI) sulle modificazioni cerebrali attivate
durante la seduta terapeutica, dove il paziente viene indotto da un soggetto
esterno (terapeuta) in uno stato mentale alterato, chiamato trance. Nel tempo l’ipnosi ha conosciuto
periodi di sfiducia e altri di fiducia, alternanza non priva di avvicinamenti
sperimentali, che con Milton H. Erickson ha raggiunto una sorta di stabilità
tutt’ora in graduale evoluzione.
Così
il professore Cotroneo ci introduce all’ipnositerapia ericksoniana, oggi tra le
più accreditate nella prassi clinica. Il padre della moderna ipnosi ha
conferito, con le sue teorie (la cui origine è una situazione di personale
sofferenza fisica), una svolta rivoluzionaria alla classica applicazione della
trance ipnotica, fondata su un approccio sostanzialmente “naturale” dello stato
di coscienza alterato del paziente sottoposto a seduta ipnotica e centrato
sull’unicità del soggetto attivo, nonché sull’accondiscendenza ad un lavoro
collaborativo fra terapeuta e paziente. Erickson parla di “trance naturale”
come condizione di coscienza comune ed esperibile quotidianamente, da qualsiasi
persona, in contesti dissimili da quelli clinici; contesti nei quali si è
particolarmente assorti e dissociati dalla realtà esterna a causa di una
focalizzazione massima della concentrazione su di un pensiero stimolato da
agenti altri e transitori. Novità imprescindibile della teoria ericksoniana è
lo spessore qualitativo dell’alleanza terapeutica come garanzia di beneficio
della terapia stessa: allestendo un contesto di simmetria ed elasticità,
adattabile secondo la specificità del paziente, accerchiata da un terreno
eterogeneo e imprevedibile. L’attenzione rivolta alla sinergia tra le due parti
comunicanti è un punto di forza dell’ipnosi moderna la quale, a differenza
dell’impostazione classica, privilegia una sorta di accompagnamento comprensivo
della persona, le cui difficoltà vengo affidate al terapeuta abbassando le
difese intime protettive. Viceversa, prima di questa impronta “spontanea”, la
seduta psicoterapeutica bloccava l’esplorazione di sé del soggetto secondo
l’immagine di una disparità condizionale fra chi detiene il “potere” d’azione
(terapeuta) e colui che vi si deve sottoporre, privo di possibilità di
controllo. Massimo Cotroneo ha marcato, in tal senso, la peculiarità del contatto
fra interno ed esterno, abito di un approccio comunicativo che, nello stato di
trance, consente un lavoro approfondito del paziente su di sé, il quale,
secondo la teoria ericksoniana, è già proprietario di quanto necessario per
gestire le diverse situazioni, per quanto nella seduta egli venga
inconsciamente guidato verso stati dissociativi. Lo scopo dell’ipnositerapia è
riuscire a far giungere il paziente nei luoghi più ostili del suo inconscio,
cioè lì dove autonomamente non è in grado di arrivare: mentre l’ipnosi
tradizionale focalizzava le sue tecniche sull’autosuggestione rivolgendosi a
soggetti indiscriminati, nei metodi ericksoniani conta il singolo e perciò
l’abilità preparatoria della fase antecedente lo stato di trance (comprensivo
di linguaggio verbale, non verbale, comportamenti, reazioni), momento di “semina
e di “disseminazione” per incanalare il singolo ai suoi problemi.
Attualmente
l’ipnosi è una pratica molto plastica sfruttata e sfruttabile in vari
ambiti, da quello orientale meditativo a quello sportivo, fino al confine
terapeutico per casi di dipendenze, problematiche alimentari e di conflitti
psichici, arrivando al supporto anestetico in chirurgia. Entrata nell’oggetto
di studio proprio delle neuroscienze e conseguentemente nella pratica clinica,
l’ipnosi chiede, alla pari di altre modalità terapeutiche, che venga fatta luce
sulle problematiche bioetiche relative. Una sorta di principio precauzionale
deve porsi in modo particolare nei confronti della risposta pubblica alla pratica:
come evidenziato dal professore durante il seminario, le radici storiche del
metodo ipnotico sono lontane sia nel tempo sia nell’indole -contestuale e
costitutiva- della tecnica; invece estremamente recente è l’incorporazione tra
le analisi neuroscientifiche, sicché vige il pericolo di un vuoto informativo
nei potenziali sottoposti alle sedute, spesso ragione di forti perplessità. È
nell’interesse comunitario adoperarsi affinché vi sia disponibilità di una
lettura rigorosa e scientificamente fondata della pratica, qualora a questa vi
si faccia ricorso a scopo terapeutico, in luoghi idonei predisposti al tipo di
percorso assistenziale. Coerentemente con la mission della cattedra UNESCO in
Bioetica e Diritti umani, il confronto sistematico fra esperti concorre a una
maggiore specificazione della questione, affinché possa darsi la tutela dei
principi in gioco per il bene, il rispetto e la dignità della persona. In tal
senso fondamentale sarà delineare e trasmettere ai pazienti un vademecum che
tuteli la loro integrità e la privacy, il cui controllo in situazioni di
coscienza alterata, dove viene parzialmente meno la proprietà esclusiva del
diretto interessato, è esposto e vulnerabile. Questo è indispensabile al fine
di arginare una possibile manipolazione (impropria), da parte del terapeuta (o
di colui che abusivamente si autocertifica come tale), lesiva della libera
richiesta d’aiuto. Come è stato sollevato al termine dell’incontro, la
prospettiva incerta sulle conseguenze (a lungo termine) e l’ipotesi di un futuro
(se non già sperimentato) utilizzo dell’ipnosi per potenziare capacità
cognitive “standard”, sono quesiti che ribadiscono l’esigenza di un
approfondimento accademico. D’altra parte, un uso guidato, scientifico ed
eticamente corretto del mezzo, risulterebbe idoneo a benefici talvolta anche
estranei al puro luogo clinico, come le indagini criminologiche. Considerando
inoltre la tutela della libertà religiosa, la quale potrebbe in determinati
culti trovarsi a disagio con la pratica ipnotica, si fa ancor più pregnante un
consenso informato alla cura il più possibile consapevole che l’induzione allo
stato di trance, così come l’autoriflessione guidata che fa seguito, siano dati
oggettivi, al fine di ovviare contrasti legati ad altre sfere d’applicazione dell’ipnosi.

L’indagine,
in costante evoluzione, e i benefici fino ad oggi resi noti dalla divulgazione
scientifica lasciano ben sperare che tale tecnica, in modo particolare nel
moderno modello ericksoniano, possa offrire ulteriori finestre di aiuto alla tradizionale
prassi psicoterapeutica, grazie anche all’approfondimento fornito dalle
neuroscienze.