Martedì scorso, 9 maggio 2017, il prof. P. Alberto Carrara, LC, docente di Antropologia filosofica e neuroetica all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (APRA), coordinatore del GdN (Gruppo di Neurobioetica) e Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani, ha impartito la lezione “L’emergenza dell’anima nel rapporto mente-cervello” all’interno del Master in Scienza e Fede dell’APRA. 
Di seguito lo schema e il testo di introduzione. La presentazione in formato PREZI è consultabile cliccando qui

Questa lezione vuole presentare l’emergenza del tema dell’anima nel panorama
scientifico contemporaneo attraverso il dibattito sorto intorno al rapporto tra
mente e cervello. In un primo momento,
dopo aver contestualizzato la tematica, verrà presentato il percorso diacronico
del paradigma anima-corpo, mente-cervello nel pensiero occidentale. 

Ci si
soffermerà poi, in un  secondo momento, sul concetto di “anima”
nel pensiero filosofico occidentale-cristiano per poi notare l’estrema
differenza con i due paradigmi mente-cervello che imperano nella cultura
scientifica contemporanea: il modello monistico-materialistico delle neuroscienze
cognitive e il modello dualistico-materialistico di gran parte della psicologia
contemporanea. Finalmente il capitolo si chiude con una considerazione sulla
riemergenza della tematica dell’anima nel dibattito culturale attuale e si
cercherà di abbozzare alcune delle prospettive future che si riaprono su tale
fronte.

Schema:
      
I.           
INTRODUZIONE ALLA
TEMATICA
   
II.           
PERCORSO
DIACRONICO DEL PARADIGMA ANIMA-CORPO, MENTE-CERVELLO NEL PENSIERO OCCIDENTALE
– da Ippocrate alla contemporanea intelligenza
artificiale, al funzionalismo, al materialismo eliminativistico, al dualismo
emergentista e alla tendenza odierna del monismo neurobiologico
 III.           
MENTE-CERVELLO
NELLA CULTURA SCIENTIFICO-FILOSOFICA CONTEMPORANEA: DUE PARADIGMI
– modello monistico-materialistico delle neuroscienze
cognitive (Michael S. Gazzaniga)
– modello dualistico-materialistico della psicologia
contemporanea (Legrenzi-Umiltà)
 IV.           
L’ANIMA NEL
PENSIERO FILOSOFICO OCCIDENTALE-CRISTIANO
   
V.           
L’(RI)EMERGENZA
DELL’ANIMA NEL DIBATTITO ATTUALE
 VI.           
LE PROSPETTIVE
FUTURE
      
I.           
INTRODUZIONE ALLA TEMATICA
Questo
capitolo vuole presentare l’emergenza del tema dell’anima nel panorama
scientifico contemporaneo attraverso il dibattito sorto intorno al rapporto tra
mente e cervello.
In
un primo momento, dopo aver
contestualizzato la tematica, tenterò di presentare brevemente, per quanto
possibile, l’intricato percorso diacronico del paradigma anima-corpo,
mente-cervello nel pensiero occidentale.
Mi
soffermerò poi, in un secondo momento,
sul concetto di “anima” nel pensiero filosofico occidentale-cristiano per poi
annotarne l’estrema differenza con i due paradigmi mente-cervello che imperano
nella cultura scientifica contemporanea: il modello monistico-materialistico
delle neuroscienze cognitive e il modello dualistico-materialistico di gran
parte della psicologia contemporanea.
Finalmente
il capitolo si chiuderà con una considerazione sulla ri-emergenza della
tematica dell’anima nel dibattito culturale attuale nella quale cercherò di
abbozzare alcune delle prospettive future che si riaprono su tale fronte.
Definiamo
e delimitiamo la problematica che affronteremo. Ci chiediamo due cose: alla
luce delle moderne neuroscienze, l’anima è ancora un problema filosofico degno
di interesse? C’è ancora spazio per lei nella riflessione contemporanea?
Quello
dell’anima-corpo, mente-cervello, potrebbe benissimo essere considerato un tema
antico quanto l’uomo.
Il
problema del rapporto tra anima e corpo, o come lo ridefinisce Max Scheler,
aggiungendo alla dimensione corporale quella vitale e convertendolo nel
«rapporto fra l’anima e il corpo-vivente», costituisce una questione filosofica
profonda che per tanti secoli, dagli albori della filosofia occidentale fin ai
suoi sviluppi contemporanei, non ha mai dato tregua[1] a
quel ricercatore della verità che è l’uomo stesso. Siamo dinnanzi ad «un luogo
speciale della filosofia», centrale, inevitabile, reale a colui che non voglia
desistere dallo sforzo di fare filosofia seria[2].
Tale
rapporto emerge preponderante nelle diatribe intellettuali dell’antica Grecia. È
lo stesso Eraclito ad affermare il carattere misterioso di quel principio
denominato da Anassagora νοῦς (principio di ordine cosmico) e successivamente
da Platone ψυχή (principio di moto sempiterno) avvertendo, forse per primo
nella storia del pensiero filosofico occidentale, il problema dell’io[3]:
«investigai me stesso».
Sintetizzatore
emblematico del rapporto tra anima e corpo è Platone che, nel Fedone, dipinge magistralmente la
profondità di un dilemma che appassiona ed avvince l’uomo di ogni tempo.
Oggigiorno,
la questione del rapporto anima-corpo appare pressoché soppiantata e sostituita
dal problema mente-cervello che nella sua accezione originale, in lingua
inglese, viene denominato: body-mind
problem
. Tale cambiamento di prospettiva, così fortemente palpabile
attraverso i mezzi di comunicazione sociale, non è che il riflesso scontato
dell’antecedente cambio paradigmatico operato a partire dalla modernità in
ambito filosofico tramite un vero e proprio processo di naturalizzazione[4].
Il
ruolo caratterizzante dell’anima quale portatrice delle peculiari e distintive
capacità dell’essere umano: la riflessione su di sé e sul mondo esterno,
l’intelligenza e la coscienza, vengono oggi attribuite al nostro complesso e
misterioso organo corporale: il cervello. Un «lungo processo di
naturalizzazione dello spirito»[5] ha
accompagnato il pensiero moderno e appare oggi rafforzato dalle numerose e
sempre più diffuse evidenze sperimentali in ambito neuroscientifico.
Dal XX° secolo con il termine “neuroscienze” si intende
l’insieme eterogeneo di discipline che con metodiche ed approcci diversificati
studiano il sistema nervoso nei suoi differenti aspetti: morfologici,
fisiologici, embriologici, genetici, biochimici, patologici, psicologici e
perfino filosofici
[6].
L’attuale problematicità del tema anima-corpo,
mente-cervello riflette qualcosa di più essenziale: la problematicità stessa
dell’uomo, la questione antropologica.
Nel corso dell’ultima decade si è assistito ad un
sempre maggiore interesse nei confronti dei progressi delle neuroscienze
cognitive, un’intereresse non nuovo, ma sicuramente rinnovato, anche grazie
alla possibilità, offerta dalle moderne e sempre più raffinate tecniche di
neuro-immagine, o più comunemente neuroimmaging, di visualizzare i
processi cerebrali attivi durante le funzioni più complesse dell’essere umano,
dall’esperienza delle emozioni all’apprendimento
[7]. Tuttora tali sviluppi
richiedono notevoli approfondimenti interdisciplinari.
Un
argomento classico rimasto nell’ambito prevalentemente ed esclusivamente
filosofico per secoli, come il suddetto problema del rapporto anima-corpo, oggi
acquista prospettive nuove alla luce dei progressi delle conoscenze sul
cervello. Tale “rivoluzione copernicana” appare supportata dai numerosi
riferimenti alla letteratura neuroscientifica che emergono con sempre più
frequenza ed abbondanza nelle pubblicazioni filosofiche contemporanee[8].
Ora
che le indagini neurobiologiche stanno ridisegnando i confini ed il senso di
ciò che è propriamente “umano”[9],
resta da chiedersi: qual è la visione dell’uomo che emerge nell’epoca
contemporanea e, inoltre, se tale visione sia giustificata razionalmente dalle
evidenze sperimentali di scienze biologiche e psicologiche sempre più
aggressive, oppure, se molto di ciò che si propone non sia soltanto
un’interpretazione, cioè se non ricada in quell’ambito che gli antichi greci
chiamavano δόξα, cioè pura opinione personale.
Affermazioni
gratuite e pubblicistiche quali: “l’anima è nel cervello”, titolo di un best
seller in Spagna e in Italia del controverso Eduardo Punset, “noi siamo il
nostro cervello”, “l’anima non si vede nemmeno con la TAC”, etc., emergono da
una vasta opera di testi e saggi sempre più spesso intrisi di un aperto e
dichiarato riduzionismo naturalistico e materialistico che suona quale lemma
dogmatico: l’anima è morta, al suo posto oggi c’è il cervello.  Nel recente
libro di David J. Linden, La mente
accidentale
, recensito dalla rivista scientifica Nature nel 2007 e
riproposto nel numero del 16 ottobre 2008, si
sottotitolava come l’evoluzione del cervello ci
avesse fornito l’amore, la memoria, i sogni e persino, Dio; e ancora, un’altro
saggio di Sandra e Matthew Blakeslee titolava clamorosamente: Il corpo ha una mente al suo interno: come
il corpo mappato nel tuo cervello ti aiuta a fare (almeno) tutto in modo
migliore
.
Forse,
allora, ha ragione il filosofo Sandro Nannini quando afferma:
Fra
ripensamenti e tortuosi percorsi, l’ipotesi materialistica e
naturalistica ha guadagnato enorme terreno negli ultimi due secoli: mai come
oggi nella storia dell’umanità è sembrato plausibile che come si può, dopo
Darwin, fare a meno di Dio per spiegare la vita, così si può fare a meno
dell’anima per spiegare l’intelligenza[10].
Una
tale visione antropologica sta oggigiorno ingenerando uno dei dibattiti
culturali più premianti, segno di una profonda insoddisfazione del cuore umano
che non demorde a chiedersi tra le altre cose: se sia giustificata
razionalmente l’esclusione dell’anima quale principio trascendente e
costitutivo della realtà “uomo”, distinto, sin dall’epoca socratica, quale
parte irriducibile e diversa per essenza dalla dimensione materiale e corporale
della persona umana; se sia razionalmente giustificato, se non l’escludere,
bensì il ridurre la nozione di “anima”, con tutto il bagaglio di riflessione e
approfondimento che vanta da oltre due millenni, alla sola sfera immanente
della realtà; se una tale visione naturalistica non elimini e riduca aspetti
fondamentali e costitutivi della persona umana quale unicum tra i viventi, essere dotato sì di biologia e corporeità, ma
che trascende tale situazione con la sua infinita, almeno potenzialmente,
capacità di pensiero, di proiezione di sé, di slancio di conquista, di
desiderio, d’amore.
Il
problema dell’anima appare allora uno dei più contesi e complicati dilemmi
della filosofia[11].
È
la natura attribuita al rapporto anima-corpo che rivela la concezione che si ha
dell’anima stessa[12], ma
tale concezione rivela l’essere profondo di una civiltà: non è indifferente per
una cultura avere una o un’altra concezione di anima, ma essa influenza
profondamente, sia la visione che l’uomo ha di sé, sia il suo agire sociale.
Bene lo diceva Cornelio Fabro quando concludeva:
Così la
storia del problema dell’anima è alla fine la storia della vita stessa dei
singoli popoli e delle diverse culture: con essa la civiltà si eleva, si
chiarifica o si abbassa, perché ogni individuo ed ogni popolo non si può
muovere nel suo ambiente e partecipare alla vita esteriore che muovendo da una
definita concezione dell’essenza dell’uomo che ha nell’anima il proprio atto[13].


[1] Cf. M. Scheler,
La posizione dell’uomo nel cosmo,
Franco Angeli, Milano 20077,
149.
[2] Cf. F. Bacchini,
La mente esiste,
Meltemi, Roma 2000, 9.12.
[3] Cf. C. Fabro,
L’anima. Introduzione al problema dell’uomo,
Editrice del Verbo Incarnato
(EDIVI), Roma 2005, 12.
[4] Cf. S. Semplici, «Il vissuto della mente e la sfida della
neuroetica»
, Idee Annuario di filosofia
70 (2009), 154.
[5] Cf. G. F. Frigo, «Cervello come coscienza? La “rivoluzione”
neurobiologica della soggettività?»
, Idee Annuario di filosofia
70 (2009), 119.
[6] Cf. G. Cimino,
«Neuroscienze», in Enciclopedia
Filosofica
, Bompiani, Milano 2006, 7851.
[7] Cf. G.
Berlucchi
, «Neuroscienze e
filosofia»
, Idee Annuario di filosofia
70 (2009), 107.
[8] Cf. G.
Berlucchi
, «Neuroscienze e
filosofia…»
,
107.
[9] Cf. G. F. Frigo,
«Cervello come coscienza?…», 115.
[10] S. Nannini, L’anima
e il corpo. Un’introduzione storica alla filosofia della mente
, Laterza,
Roma-Bari 2002, 207.
[11] Cf. C. Fabro,
L’anima…
, 107.
[12] Cf. Ibid., viii. 
[13] Cf. Ibid., 211.