di Alberto Carrara, LC
Coordinatore del GdN, Gruppo di Neurobioetica
L’ultimo numero
della rivista
BJPsych (gennaio 2016, Volume 208, No 1) contiene un interessantissimo articolo che si
colloca all’interno di quell’ambito della neurobioetica (o neuroetica) che
prende il nome di neuro-diritto o neurolaw

Lo studio, intitolato Effects of the MAOA gene and levels
of exposure to violence on antisocial outcomes
, dei
ricercatori
Isabelle Ouellet-Morin, Sylvana M. Côté, Frank Vitaro,
Martine Hébert, René Carbonneau, Éric Lacourse, Gustavo Turecki e Richard E.
Tremblay, pubblicato da poco sul
British Journal of Psychiatry, ha preso in considerazione, nuovamente, il
famigerato
gene codificante la
monoammina ossidasi di tipo A o
MAO-A,
gene correlato in letteratura al
comportamento
violento antisociale
.

La ricerca ha coinvolto 327
soggetti maschi (oriundi del Quebec) dei quali alcuni provenivano da un
contesto familiare di disagio e di violenza. Il
“razionale” dello studio è abbastanza semplice: se uno o più geni
sono coinvolti nella regolazione delle emozioni e del comportamento, la loro
espressione può venir alterata (epigeneticamente parlando) e/o può influire
sull’impatto a lungo termine che la violenza subita da bambini ha nel generare
successivamente, in età adulta, comportamenti antisociali.
Questo è stato il risultato di questo lavoro di ricerca presso l’ Institut universitaire en santé mentale de Montréal (CIUSSS de
l’Est-de-l’Île-de-Montréal) e l’Università di Montreal.

Intervistata dal portale
NeuroscienceNews, uno dei ricercatori di questo studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry, Isabelle Ouellet-Morin, ha affermato che è noto come persone
vittime di violenza sin da piccoli, siano più propensi a manifestare e
sviluppare tendenze agressive e antisociali nell’adolescenza e nella vita
adulta. Inoltre, numerosi studi genetici hanno corroborato il fatto che queste
condizioni ambientali sfavorevoli, possono venir ulteriomente aggravate da
polimorfismi genetici in loci specifici collegati a neurotrasmettitori
particolari o loro attivatori/repressori.
In particolare,
il prodotto genico MAO-A, è un enzima, cioè una proteina con
particolari caratteristiche: è in grado di spezzare
i neurotrasmettitori
appartenenti alla classe delle monoammine, cioè: noradrenalina, serotonina e dopamina.
Un problema
funzionale di questo enzima (che deriva da un’alterazione strutturale nella
catena amminoacidica, e peciò, spesso, deriva da un’alterazione a livello
genetico) a livello cerebrale può causare problemi nella regolazione dei
sistemi emozionali e nell’inibizione del comportamento aggressivo.
Sin’ora gli
studi che correlavano il gene MAO-A a comportamenti antisociali in associazione
a condizioni infantili traumatiche erano abbastanza inconsistenti. Questo nuovo
studio inizia a dare solidità alla correlazione.
I dati raccolti dai 327 volontari includono una cronologia di oltre 15 anni di
vita dello stesso soggetto.
I risultati
finali della ricerca confermano che l’esposizione alla violenza è associata a:
§ 
Un
aumento dei sintomi associati a disordini della condotta nell’adolescente e a
personalità antisociale, nell’adulto;
§ 
Un’alto
tasso di manifestazioni aggressive nei confronti di mogli/compagne
§ 
Il
gene codificante per MAO-A modera l’espressione del comportamento antisociale
nei giovani esposti sin da piccoli ad atteggiamenti violenti.
In media, esiste un polimorfismo
specifico, non molto frequente (30%), che è altamente associato al rischio di sviluppare
comportamenti antisociali, comparato con l’assenza del polimorfismo, ma con
esposizione di situazioni di violenza sin da bambini.
 

Una delle mie sintesi neuro-antropologiche a lezione di neuro-diritto

Questi risultati aiutano, nuovamente a
chiarire come la genetica si mescola, si fonde, con l’epigenetica, con la
biografia! Non tutte le risposte sul futuro di una persona umana sono date dai
geni! Almeno, non quante quelle in mano all’ambiente!
Natura
e Cultura
,
Nature & Nurture, non si
oppongono, ma sono i due poli di una stessa e medesima realtà: la persona
umana. Insomma: not only brain!

L’abstract in inglese è disponibile QUI di seguito. 

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1 Response
  1. sempre interessante leggere questo blog
    avrei una domanda alle sue ultime 2 righe su natura e cultura.
    Per spiegare la "persona" e i suoi comportamenti cerchiamo sempre di risolvere il sistema considerando i fenomeni materiali "biologici" e "informazionali" che vengono dalla biografia (cultura educazione)lasciando sempre la persona passiva alla sua biologia meccanizzata e l'influenza culturale che puo influire sui meccanismi. Non crede che all'equazione manchi anche il vissuto in prima persona, quell'io tanto bistrattato che sicuramente esiste in un sobstrato materiale sicuramente si forma in un ambiente soci-culturale, ma che é empiricamente causa di un comportamento?se si in che misura bisognerebbe integrare questo evento causale tra le altre due che sono prese in carica dalla biologia e le scienze sociali?