di Alberto
Carrara, LC
Coordinatore del Gruppo di Neurobioetica (GdN) e
Fellow della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti
Umani
Ho presentato
nell’ultimo post di oggi la cover
dell’ultimo numero della rivista Nature Neuroscience dedicato alla frontiera emergente delle neuroscienze,
la neurogenomica. La spiegazione
della copertina che raffigura una sezione dell’intero cervello umano in cui
risaltano, oltre alle circonvoluzioni cerebrali, le lettere del sequenziatore
genetico “TTCTA…”, le nostre basi azotate del DNA.
Ed è proprio il
genoma, “vecchio” protagonista delle scorse decadi, a tornare alla ribalta,
oggi associato al “nuovo” protagonista imperante della scienza medica
contemporanea: il cervello.

Non c’è dubbio
che
stiamo vivendo in un contesto
contemporaneo
che può essere ben definito con il termine “neurocentrico”. Esso è il risultato di
un lungo processo storico di sviluppo della prassi medica che dagli antichi
Egizi va sino alle odierne neuro-nano-tecnologie. 
Per renderci conto di ciò
possiamo ricordare alcuni pilastri storici tra i più recenti. Il presidente
degli Stati Uniti
George W. Bush aveva sancito la famosa “Decade del Cervello” (1990-2000) alla quale seguì la “Decade della Mente” (2001-2011) e, più
recentemente, il governo spagnolo proclamò l’anno 2012, “Anno della
Neuroscienza”.
Questo, il 2014, è l’Anno Europeo del Cervello.
Per non parlare della recente
iniziativa del presidente Obama che, il 2 aprile 2013 alla Casa Bianca ha
lanciato il Progetto “BRAIN Initiative, lo stanziamento
di 100 milioni di dollari allo scopo di “spingere” e stimolare la ricerca
neuroscientifica sul cervello e la mente per trovare nuove terapie e prevenire
i numerosi disordini che coinvolgono il cervello: dall’Alzheimer, alla
schizzofrenia, dall’epilessia, all’autismo e ai traumi cerebro-vascolari[1].
Questi sono solo alcuni brevissimi cenni delle migliaia di iniziative che, in
tutto il mondo, coinvolgono la ricerca e la riflessione sul cervello umano.
L’istituzione che più promuove una “cultura sul cervello” è l’americana The DANA Foundation[2].
Il professor Collins, uno
dei promotori del Progetto Genoma Umano, ha utilizzato l’analogia, con questa
colossale rivoluzione dell’umanità, traslandola alla ricerca neuroscientifica: allo stesso modo in cui i grando colossi
pubblici e privati ci avvicinarono sempre più al grande mistero della vita (al
genoma umano) e, ciò che prima veniva considerato un enigma, ora è un qualcosa
di accessibile, così gli sviluppi tecnologici nell’ambito delle immagini di
risonanza magnetica funzionale, per esempio, ci stanno avvicinando sempre di
più al grande enigma della mente umana
[3].
Bene hanno riassunto
questo quadro due autori italiani quando affermano: «Il neurocentrismo che in questi anni ha dominato e domina (1990-200
decennio del cervello; 2001-2011 decennio della mente) la cultura biomedica è
stato all’origine di nuove informazioni
e conoscenze sulla struttura e sul funzionamento del sistema nervoso
centrale
(
neuroimaging), ha aperto interessanti prospettive
terapeutiche
in campo neurologico per diverse patologie (neuromodulazione
farmacologica e neurostimolazione elettrica), ma ha anche determinato la
comparsa di inquietanti interrogativi
etici
relativi alla possibilità di manipolare il cervello e la mente»
[4].

La Neurogenomica è il “potenziamento
interattivo
” tra i due “Big” della ricerca scientifica globale: da una
parte, la genetica, dall’altra, la
rivoluzione delle neuroscienze. Il
tutto “condito” dal progresso
vertiginoso della tecnologia
, sempre più micro-specializzata e sofisticata.
Nei prossimi giorni
presenterò l’editoriale e il contenuto di quest’ultimo volume di
NATURE NEUROSCIENCE dedicato alla Neurogenomics (June
2014, Volume 17, No. 6).


[3] Cf.
F. S. Collins, ¿Cómo habla Dios?: la evidencia científica de la fe, Temas de Hoy, Madrid, 2007.
[4] Cf. V. A. Sironi – M. Di Francesco, Introduzione. Dal neurocentrismo…, 3.