di Alberto Carrara, L.C. (direttore esecutivo N&N)

Sorprendono
sempre più questi due personaggio in bianche vesti: l’uno, il
Pontefice in carica, Papa Francesco, che risponde con una lettera
all’ex-direttore del quotidiano italiano
La
Repubblica

Eugenio Scalfari, l’altro, il Papa emerito,
Benedetto XVI che, con la
sua lettera di 11 pagine datata 30 agosto 2013, si dirige al
matematico “impertinente”
Pier Giorgio Odifreddi.

LaRepubblica di ieri, 24 settembre, titola così: Ratzinger:
Caro Odifreddi le racconto chi era Gesù”. La fede, la scienza,
il male. Un dialogo a distanza fra Benedetto XVI e il matematico
.



Dall’estratto
pubblicato (infatti non sono state pubblicate ancora tutte le 11
pagine), emerge un pensiero chiaro di Benedetto XVI in relazione alle
interpretazioni filosofiche, di stampo materialistico, relative ai
progressi copiuti dalle
neuroscienze
e dalle
neuro-tecnologie
ad esse connesse. Ecco un passo dell’estratto pubblicato che abborda
la
tematica
contemporanea neuroetica

della
neuro-libertà:

«Con
il 19° capitolo del Suo libro torniamo agli aspetti positivi del Suo
dialogo col mio pensiero. (…) Anche se la Sua interpretazione di
 Gv
1,1
 è
molto lontana da ciò che l’evangelista intendeva dire, esiste
tuttavia una convergenza che è importante. Se Lei, però, vuole
sostituire Dio con “La Natura”, resta la domanda, chi o che
cosa sia questa natura. In nessun luogo Lei la definisce e appare
quindi come una divinità irrazionale che non spiega nulla. Vorrei,
però, soprattutto far ancora notare che nella Sua religione della
matematica tre temi fondamentali dell’esistenza umana restano non
considerati: la libertà, l’amore e il male. Mi meraviglio che Lei
con un solo cenno liquidi la libertà che pur è stata ed è il
valore portante dell’epoca moderna. L’amore, nel Suo libro, non
compare e anche sul male non c’è alcuna informazione. Qualunque cosa
la
neurobiologia
dica o non dica sulla
libertà,
nel dramma reale della nostra storia essa è presente come realtà
determinante e deve essere presa in considerazione. Ma la Sua
religione matematica non conosce alcuna informazione sul male. Una
religione che tralascia queste domande fondamentali resta vuota
».

Benedetto
XVI riprende sinteticamente ciò che magistralmente aveva espresso
lungo l’intero 6
º
capitolo dell’Enciclica
Caritas
in veritate

(dai nn. 68-77), in particolare ricordo l’interessante n. 76:
«Uno
degli aspetti del moderno spirito tecnicistico è riscontrabile nella
propensione a considerare i problemi e i moti legati alla vita
interiore
soltanto
da un punto di vista psicologico, fino al
riduzionismo
neurologico
».


Così
concludo, con le medesime parole di Benedetto XVI a Odifreddi: «
Ill.
mo Signor Professore, la mia critica al Suo libro in parte è dura.
Ma
del
dialogo fa parte la franchezza
;
solo
così può crescere la conoscenza
.
Lei è stato molto franco e così accetterà che anch’io lo sia. In
ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei,
attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al
cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede
della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti,
nell’ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze
».