Venerdì 5 luglio 2013  P. Alberto Carrara, L.C. neo-ordinato diacono dei Legionari di Cristo ha concelebrato nella sua Chiesa parrocchiale
dei Santi Fabiano e Sebastiano a Brusegana (Padova). Pubblichiamo la sua omelia
e alcune fotografie della cerimonia…..

Venga il tuo
Regno!


Padova, 5 luglio 2013

OMELIA – MESSA A BRUSEGANA

Padre Alberto
Carrara, L.C.

Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!

Buona sera a tutti! È una grandissima gioia per me poter
essere qui nella mia Parrocchia natale, in mezzo alla comunità di fede che per
tanti anni mi ha sostenuto.

Ringrazio don Fabio per il caloroso invito e per la
vicinanza che in questi anni mi ha sempre dimostrato.

Non posso rivolgere un “grazie” a colui che dal cielo
questa sera ci guarda e ci benedice, il caro don Gianni. Sicuramente ci starà
sorridendo. Molti di noi, e mi rivolgo agli amici più cari che sono voluti
venire oggi, molti di noi ricordano in questi momenti tante scene di vita
vissute tra le mura di questa chiesa e del patronato di Brusegana: qui abbiamo
ricevuto il battesimo, siamo entrati per questa porta della fede nella comunità
cristiana, accompagnati dai nostri genitori e da tanti amici; qui abbiamo fatto
la prima comunione, la confessione, la cresima… e come non tralasciare le
divertenti avventure: le mille e mila riunioni in canonica, le attività di
catechismo, la costituzione di gruppi di giovani e di attività in patronato,
come non ricordare il famosissimo “Gruppo Welcome”, i mitici Grest qui in
parrocchia e a CàRoman, organizzati da noi animatori di 14-15-16 anni privi di
esperienza e formazione, ma con tanta allegria e gioia nel cuore.

Non è fede questa???

Quasi una settimana fa, sabato scorso 29 giugno, sono
stato ordinato diacono a Roma per l’imposizione delle mani da parte di monsignor
Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia. Adesso sono nel pieno del mio
nuovo ministero da diacono, in cammino verso l’ordinazione sacerdotale, con
l’aiuto del Signore e quello delle vostre preghiere a cui mi affido,
ordinazione che avverrà il prossimo sabato 14 dicembre a Roma nella Basilica di
San Giovanni in Laterano. Siete tutti invitati fin d’ora.

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È provvidenziale il Vangelo che abbiamo appena ascoltato.
Il vangelo della chiamata, il vangelo della chiamata del pubblicano Matteo.

Come non ricordare il famosissimo dipinto ad olio su tela
del Caravaggio (Michelangelo Merisi) intitolato Vocazione di san Matteo
(1599-1600)!

Quante volte l’ho osservato a Roma, nella bellissima
Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi. La vocazione di San
Matteo è la prima opera, eseguita dal Caravaggio per una destinazione pubblica:
è il suo primo dipinto visto da tutta la popolazione della città eterna e
soprattutto dai pittori suoi colleghi e concorrenti.

Il dipinto, che raffigura, forse lo ricorderete,
un’osteria in cui Matteo siede con altri uomini ad un tavolo, sulla sinistra,
il dipinto è realizzato su due piani paralleli, quello più alto vuoto, occupato
solo dalla finestra, mentre quello in basso raffigura il momento preciso in cui
Gesù, alla destra, tende il dito e indica Matteo e lo chiama a seguirlo. Quel
“seguimi” che a voce abbiamo oggi ascoltato dal Vangelo, nella pittura si
incarna in quel bel gesto immerso in una fitta penombra tagliata da squarci di
luce bianca.

Da quando sono partito da Brusegana nel 2004, quasi 9
anni fa, per entrare nel Noviziato dei Legionari di Cristo in provincia di
Novara, sono state decine e decine i momenti in cui ho potuto meditare su
questo brano del capitolo nono del Vangelo di Matteo. È il vangelo di ogni
“chiamato”, di ogni uomo o donna che, incontrato Gesù nella propria esistenza,
viene invitato a lasciare tutto per seguirlo. E così è stato nella mia vita.
Una presenza viva e personale di Gesù ha sconvolto i miei progetti e piani di
vita e mi ha interpellato nel profondo.

Nel dipinto del Caravaggio c’è un dettaglio interessante:
la luce non a caso non proviene dalla finestra dipinta in alto a destra, ma
proviene dalle spalle di Cristo!

Così nella mia vita, l’incontro con Gesù, accompagnato da
questa comunità parrocchiale e dal Movimento di apostolato Regnum Christi,
ha illuminato letteralmente il mio passato e il mio presente e mi ha proiettato
verso un futuro inaspettato.

Il Signore chiama, chiama tutti in diversi modi e in
diverse forme, ma chiama, interpella nel profondo del cuore. A volte queste
chiamate sono accomapagnate, oltre che dalla gioia, da momenti di difficoltà, e
ce ne sono stati molti in questi anni di formazione, tanto dolore e sofferenza,
necessari ingredienti per maturare nella fede.

L’amore è così, se è vera donazione, donazione “senza se
e senza ma”, nella libertà, porta con sé la sua parte di rinuncia e di quella
sofferenza che matura.

Gesù è quell’amico che mai ci abbandona, a volte non ne
riconosciamo la presenza nella nostra vita, a volte ci sembra che egli non
cammini a nostro fianco, a volte ci sembra che stia dormendo e che non si
interessi di noi, sopratutto quando il dolore invade in molti modi la nostra
vita.

Ma Cristo, come ci ricorda il caro Papa Francesco, mai ci lascia
soli, mai ci abbandona, è l’unico amico fedele fino in fondo! Di lui ci
possiamo fidare! A lui ci possiamo sempre affidare!

Questo vangelo ci parla di chiamata, ma ci dice anche una cosa
importante. Gesù ci vuole così come siamo, senza giudicarci, senza
eticchettarci, senza discriminarci. Sa che siamo peccatori, sa il nostro
passato, eppure, nonostante tutto, Gesù ci ama, ci vuole bene, ci chiama a far
esperienza del suo cuore misericordioso.

Quante prove di questo amore ho ricevuto in questi anni, quante
persone ho visto cambiar vita dopo essere state toccate da quel “seguimi”
pronunciato da Cristo forse durante un pellegrinaggio, forse in una stanza di
ospedale, forse ad una cena,…

Misericordia io voglio”! Ecco, infine, che Gesù ci svela
il volto di Dio Padre. Misericordia che è tenerezza, come afferma,
riprendendo la letteratura sapienziale, Papa Francesco!
Il cuore di Dio è un cuore tenero che ci cerca, sempre e per
sempre.

Grazie, Signore, per avermi cercato, per non
esserti stancato di cercarmi durante questi anni, anche se molte, troppe volte,
non ho saputo ascoltarti, non ho saputo riconoscerti, non ho potuto essere
generoso come tu volevi.

Aiutami Gesù, aiutaci Gesù, a provarci, a sforzarci
sempre più per costruire quell’amicizia con Te che sola vale la pena, che sola
da senso a tutto il nostro vivere, gioire, soffrire.

Così sia!